Il consiglio comunale? Non è fare a botte. Farlo on line garantisce salute e democrazia

Politica locale

Il prossimo Consiglio Comunale di Monselice, che si terrà lunedì 25 gennaio, per la prima volta prevederà una seduta completamente a distanza. I consiglieri e l’ufficio di Presidenza non saranno fisicamente presenti nella consueta Sala di Palazzo Tortorini ma sarà allestito un collegamento via internet come capita quotidianamente a tanti lavoratori che lavorano da casa e alla maggior parte degli studenti che seguono lezioni via Zoom.

La decisione di fare la seduta “on line” è tanto doverosa quanto tardiva. È mia opinione che le adunanze dovevano essere a distanza almeno già da dicembre scorso quando tutto il Veneto è caduto nel baratro della zona Rossa e Arancio, investito nella drammatica seconda ondata del Covid-19.

Nel pieno boom dei contagi, con le code chilometriche ai punti tampone e le terapie intensive sull’ordo del collasso, aver messo trenta persone chiuse in una stessa aula è stata una decisione pericolosa, che ha messo seriamente a rischio la salute di tutti gli attori presenti e soprattutto, dei dipendenti che lavorano alla seduta e, di conseguenza, dei familiari che vivono a contatto con loro, che possono essere anziani o persone fragili.

Ricordo che una discreta parte dei dipendenti della pubblica amministrazione lavora in smart working proprio per motivi sanitari. Ciò nonostante non è mistero che il Covid si sia insinuato negli uffici del nostro Comune colpendo diverse persone e procurando, oltre a qualche disagio per la salute, anche un notevole rallentamento delle pratiche.

Il Covid è un pericolo ancora presente e circolante e l’attenzione non va abbassata o derogata.

Ci siamo tutti indignati delle scene viste in Senato, con i politici che si abbracciavano mentre milioni di italiani hanno le loro attività economiche chiuse per legge, spesso in totale assenza di ristori adeguati. L’esempio della politica è questo? Io penso di no.

A causa dei vari decreti e DPCM, i consigli comunali si svolgono “a porte chiuse” da tempo, cioè senza la possibilità per il pubblico di entrare nell’aula ma con l’opzione di assistere alle dirette comodamente dal canale Youtube del Comune.

Un fattore che di fatto rende già oggi superflua la discussione dal vivo, stante che stiamo parlando di interventi orali e non di un incontro di boxe come pare voler intendere l’opposizione.

Mi lascia sbigottito il comunicato con cui verrebbe messo in dubbio la pienezza del dibattito consiliare o si paventa la riduzione dei diritti della minoranza di esprimere le loro opinioni per mancanza di una seduta in presenza.

Quale sarebbe l’attentato alla democrazia se si usa una modalità di conferenza a distanza in diretta Youtube, pubblicamente fruibile, anziché dal vivo? Pensano forse i consiglieri di minoranza che i loro discorsi possano giungere meno chiari? Possano essere tagliati? Censurati?

O forse i consiglieri di minoranza pensano di fare a botte anziché confrontarsi sui ragionamenti?

La polemica dell’opposizione non si capisce cosa voglia lasciar sotto intendere né si comprende quale possa essere l’idea di confronto democratico visto che viene reclamata a forza la presenza fisica, nonostante i pericoli per la salute, adducendo che la maggioranza “abbia paura”.

Tale provocazione, “avete paura!”, tira fuori il lato peggiore della frangia più estrema dell’emiciclo monselicense che ormai egemonizza tutta l’opposizione compreso chi si ritiene di centro destra moderato, e mi domando se l’abitudine all’intimidazione fisica non giaccia latente in qualche DNA.

Ho letto che, visto che Sindaco ed alcuni assessori avrebbero presenziato ad appuntamenti istituzionali dal vivo, allora sarebbe coerente mettere a rischio la salute di tutti i consiglieri e dei dipendenti. Un ragionamento che non sta in piedi perché butta tutto nel mucchio, confonde sindaco ed assessori con semplici consiglieri, segretari ed inservienti e non si distinguono eventi all’aperto da sedute al chiuso.

La solita strategia di buttare fumo negli occhi delle persone senza avere la contezza della responsabilità delle proprie dichiarazioni.

L’ultima perdita di credibilità della minoranza, però, arriva dal fatto che la seduta in video conferenza era stata discussa e concordata in conferenza dei capigruppo, seppur con qualche mugugno.

Come è nello stile di questa minoranza, usciti dal Palazzo, si sono rimangiati tutto e si sono gettati a scrivere i soliti livorosi comunicati con lo stesso stile con cui, a marzo, avevano offerto il proprio aiuto al sindaco ad aiutare l’amministrazione durante la pandemia, salvo uscire dalla porta e raccogliere firme contro Giorgia Bedin.

Questione di spessore morale.

In conclusione, il consiglio comunale on line, trasmesso in diretta streaming con i consiglieri collegati tramite piattaforma, nulla toglierà al diritto democratico che è sempre garantito. Tale formula, invece, salvaguarderà la salute di tutti anche in questo momento in cui la nostra Regione è ancora in zona arancione.

Uscire dal pantano delle chiusure dovute al Covid necessita dell’impegno di tutti. La nostra economia, i nostri ristoratori, baristi, negozianti, artigiani, i nostri studenti delle superiori e delle Università, le palestre e chi opera nello sport chiedono un ritorno alla normalità.

Tutti devono fare la loro parte. Chiedere delle deroghe per attaccare sindaco e maggioranza non significa reclamare spazi democratici (che sono invece garantiti) ma dimostrate tutta la propria irresponsabilità nell’uso delle dichiarazioni.

Ma pesare le parole e assumere la responsabilità delle decisioni è un onere sentito solo da chi governa, a quanto pare. E per fortuna non sono loro a decidere.

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Ilie Rizzato
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