Il trattamento con il plasma dei guariti

Salute e sociale

Il mantra degli ultimi giorni pare essere sul plasma dei guariti. Facciamo chiarezza.

I guariti che hanno superato al meglio la patologia hanno anticorpi in circolo nel loro sangue che possono essere utilizzati in aiuto ai pazienti gravi. Tale procedura medica non è una novità. Con questo non si vuole sminuire chi lo fa, anzi, ma è spesso una soluzione di “emergenza” perché anche tra i guariti la quantità e qualità di anticorpi è molto variabile, rendendo più complicata la gestione.

I primi trattamenti con il siero dei guariti hanno fatto vincere il premio Nobel per la Medicina nel 1901 (no, non ho sbagliato anno), ma a quel tempo ci si concentrava su difterite e tetano. La stessa terapia è stata riportata nel 1918 per la spagnola, più recentemente con SARS e Ebola.

E’ la scoperta dell’acqua calda? Ovviamente no.

Proprio per il fatto che non sappiamo bene come il sistema immunitario dei guariti produca e mantenga anticorpi, l’uso di questa terapia richiede procedure da ottimizzare e multicentriche. Attualmente partecipano allo studio Pavia, Mantova, Novara e Padova con risultati molti buoni e in corso di consolidamento.

La procedura però, per quanto possa suonare “facile” è tutto fuorché “semplice”.

Nelle fasi iniziali dell’epidemia i guariti non sono disponibili, soprattutto visto che ci mettono anche più di un mese per guarire del tutto. Ora disponiamo di molti più guariti, il problema è risolto? No, perché non tutti i guariti hanno “quantità di anticorpi” sufficienti. Inoltre, la donazione del plasma non la possono fare tutti per questioni di età (over 65) o altre patologie (ipertesi, cardiopatici…). Può sembrare ovvio ma se contiamo che l’età media degli infetti è 62 anni e la percentuale dei patologici, soprattutto ipertesi è oltre la metà, capiamo che la caccia al donatore si complica. Anche perché non è che possiamo dissanguare un guarito facendolo donare a rotta di collo.

Quanto può donare?

Circa 600mL e forse solo il primo mese è quando la quantità di anticorpi è più alta, quindi adatta alla donazione per la terapia. Potrebbero anche spingersi a due donazioni a distanza di 30 giorni, ma non è dato per scontato.

Quanto ne riceve un paziente?

Circa 300ml in 2-3 trasfusioni. Quindi nella migliore delle ipotesi abbiamo che un guarito può “aiutare” un paziente. Però talvolta gli anticorpi non sono in quantità sufficiente e si tende a richiedere un pool di due donatori. La donazione del plasma richiede poi una certa laboriosità sia nella raccolta che nella preparazione per il paziente, dunque non è proprio banale. Per evitare rischi ulteriori per il ricevente vanno effettuati tutti gli esami del caso per escludere altre infezioni, come per esempio l’epatite.

Questo approccio però sarà particolarmente importante nella seconda fase dell’epidemia.

Un ritorno in autunno è sicuramente atteso, entro settembre è dunque probabile che si cerchi di stilare un piano per reclutare “donatori inconsapevoli” ossia persone che hanno contratto il virus senza accorgersene (o scambiandolo per l’influenza a metà febbraio), che però potrebbero essere baldi giovani guariti con tanto plasma da donare. Inoltre, servirà capire al meglio quanti anticorpi siano utili al paziente e come misurarli per non doversi solo basare sul donatore “superimmune”.

Su questo infatti l’AVIS dice: “AVIS, insieme al mondo scientifico e al Centro Nazionale Sangue, sta seguendo con molta attenzione l’evoluzione e si sta adoperando per studiare queste opportunità. […] Appena conosceremo il test che meglio è in grado di rilevare e dosare questi specifici anticorpi […], coinvolgeremo la generosità dei donatori per la plasmaferesi”

Se mai ci fosse bisogno di un motivo in più per diventare donatori, beh eccolo qui!

Link:

https://www.ilpost.it/2020/05/01/plasma-convalescenti-covid-19-coronavirus-italia/

https://www.ilgazzettino.it/nordest/padova/coronavirus_terapia_sperimentale_plasma_risultati_pazienti-5199322.html

https://www.avis.it/2020/05/02/covid-19-plasma-iperimmune-e-fake-news-ecco-perche-e-importante-non-creare-false-aspettative/

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Giulia Borile
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