Esiste un particolare fenomeno a Monselice che porta qualsiasi questione politica ad ingrassare la pancia della sinistra.
Non importa se l’iniziativa è presa da una forza o da un’altra. Se la propone un consigliere o un altro. Nel momento in cui la sinistra radicale ci mette il cappello sopra, o irrompe nella discussione, la questione finisce per essere fagocitata dalla stessa che la fa propria e ne diventa padrona.
E quand’anche non lo facesse direttamente, come se ci fosse un invisibile imbuto, la questione comunque finisce sotto le sue grinfie per essere inesorabilmente divorata.
Non lo dico come critica ma come osservazione di un interessante fenomeno utile per capire le dinamiche mediatiche locali ed i suoi effetti sulla percezione dei cittadini di Monselice.
Tale fenomeno “attrattivo” si può spiegare in larga misura con la forza del BRAND che questa parte politica ha costruito negli anni.
L’opposizione, a Monselice, nella testa di tutti è la sinistra ambientalista. Nelle menti delle persone nella casella “Opposizioni” l’insegna più grossa è quello della sinistra ambientalista. Soprattutto perché per anni non c’è stato altro, a causa per lo più di un Partito Democratico in disarmo.
Questo è un fatto evidente, con buona pace di chi crede di potersi ritagliare uno spazio politico all’opposizione facendo fronte comune con coloro che, pur elettoralmente piccoli, hanno una posizione consolidata nelle menti dei monselicensi.
Per venti lunghi anni Monselice è stata governata dal centro destra classico. C’erano Forza Italia, qualche finta civica d’area e la Lega in versione 3%.
L’opposizione, consiliare o meno, è sempre stata praticamente solo la sinistra più movimentista, che spesso si è dovuta portare appresso le spoglie del PD o qualche civica destinata a scomparire dai radar.
Anni ed anni di lavoro casa per casa, tra lotte, blocchi, manifestazioni, hanno creato un “marchio” forte. Più forte di qualunque altro nome, lista o candidato. Nel senso che è diventato facilmente identificabile e riconoscibile.
Li nomini e sai già di cosa parli. Elemento fondamentale in politica soprattutto adesso dove tutto è più fluido ed indeterminato.
Inoltre la forte focalizzazione sui temi ambientali, su un territorio sensibile come il nostro, pur non sempre elettoralmente pagante, ha comunque costituito un punto fermo della politica locale.
Una sorta di spina nel fianco per il vecchio centro destra di Conte/Lunghi.
Tanto più che oggi la sinistra ambientalista non ha nemmeno bisogno di faticare più di tanto per avere i benefici che le arrivano dagli sforzi dei colleghi di minoranza.
Ogni volta che un consigliere di opposizione solleva un problema, comunque, in automatico, il beneficio finisce a quella parte della sinistra. Perché sono loro gli antagonisti per eccellenza.
Come in una corsa ciclistica i gregari pedalano fino a pochi metri dall’arrivo, ma è il leader a tagliare il traguardo a braccia alzate, uscendo negli ultimi 150 metri sfruttando la scia.
Perché il leader fagocita tutto e calamita tutto per una legge naturale che si chiama Brand. Come la gravità fa cadere in basso le mela che si stacca dal ramo così il polo attrattivo della minoranza è la sinistra ambientalista.
Ed è una forza che non puoi craccare con i sistemi normali. La forza di gravità non va all’insù. Ed infatti nessuno degli altri componenti della minoranza ci sta riuscendo. Finendo sempre inesorabilmente con l’apparecchiare la tavola per la parte politica più a sinistra.
C’è anche da dire che, negli anni, tale parte politica ha lavorato parecchio per conquistare una posizione dominante nonché spazi virtuali e fisici. Rimanendo focalizzati sui propri punti cardine pubblicamente e lavorando “lontano dai riflettori” proprio con i nemici storici per arrivare a compromessi utili.
Perché anche Mosè sapeva che il popolo eletto prima o poi si sarebbe stancato di camminare nel deserto se la terra promessa non fosse mai arrivata.
Allo stesso modo, gli antagonisti per eccellenza avevano bisogno di ottenere qualcosa di tangibile. E l’ex sindaco ha dato loro ben più che un pezzo di deserto: un intero boschetto.
Ora sono lontani i tempi in cui la sinistra “disobbediente” occupava il Palazzo del Comune per rivendicare spazi, contrastata dal “potere” con guerriglie urbane e manganellate.
Come sono altrettanto lontani i tempi della ghettizzazione mediatica sui quotidiani locali e su Tabloid.
Oggi i vecchi “No Global” si sono istituzionalizzati, ammorbiditi nei loro comportamenti più radicali dal feeling con l’ex Sindaco Lunghi, che ha concesso loro un’apertura alle istanze politiche ma anche l’uso di aree pubbliche e contributi economici.
Come del resto anche l’ostracismo mediatico ha lasciato il passo a cronache quotidiane funzionali all’azione politica della sinistra e del loro “uomo di punta” per le elezioni regionali.
Una narrazione giornaliera dei fatti che piega strumentalmente la cronaca (quando proprio non trasforma i virgolettati) a beneficio del capo movimento e della causa (che è giusta a prescindere per loro e per tale motivo va supportata con qualunque mezzo).
A questo aggiungiamo lo stesso incomprensibile comportamento dell’ex padrone del centro destra cittadino. Una volta baluardo del mondo liberale, impegnato a scannarsi con la sinistra, ed ora relegato e ingrigito cameriere al servizio della campagna elettorale del candidato ambientalista.
Tutto ciò rende ancora più chiara l’idea della forza identificativa che attualmente questa fazione politica genera e a cui non vanno negati i meriti politici di tanti anni di battaglie. Nonché di essere, di fatto, tra i maggiori produttori organizzati di attività culturali in città grazie ad una “rete” di risorse difficilmente eguagliabile (il neo più grande del centro destra è sempre stato quello di non dare una valida alternativa alla tiritera classica di sinistra che li vuole più intelligenti, più colti, più buoni e dalla parte del giusto).
Ecco perché, con un BRAND così radicato e sedimentato nella mente delle persone e costruito in tanti anni, qualsiasi iniziativa marchiata come “opposizione”, finirà sempre con il portare ulteriore sostanza nelle fauci del pesce più grosso che oggi, a differenza di ieri, è dotato non solo d’intelligenza ma anche di mezzi e maestranze.
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