Ecco cosa fare subito per il commercio

Politica locale

La questione dello sviluppo del commercio di Monselice tiene banco ormai da anni ed è ciclicamente oggetto di varie promesse elettorali da parte del candidato di turno.

Spesso però, dietro le solite frasi copia incolla delle campagne precedenti, c’è solo tanta fuffa e poca scienza. Peraltro negli ultimi anni le variazioni del mercato, delle abitudini e delle tecnologie cambiano lo scenario con molta velocità creando disorientamento anche in coloro che, pur lungimiranti, cercano di fiutare l’aria ed anticipare i tempi.

E mentre i cicli passano, i programmi elettorali invecchiano, ed i problemi crescono, molte questioni restano irrisolte mentre altre se ne fanno avanti ad aggravare una situazione già di per sé poco rosea.

L’obiettivo dichiarato di ogni strategia per il Commercio è sempre stato quello di avere più negozi e più varietà. E se le cose non vanno bene, quello che si pensa è che i primi colpevoli, sotto sotto, sono sempre i negozianti stessi “perché non sanno fare il loro lavoro” o perché “trattano male i clienti”.

Nulla di tutto questo è vero.

Bisogna avere una Partita Iva aperta per comprendere davvero cosa significhi portarsi il lavoro a casa, fin dentro il letto. Vivere con il dubbio se domani qualcuno varcherà la porta del negozio e se l’F24 in scadenza e metà mese potrai pagarlo a cuor leggero senza che le ginocchia ti tremino.

La realtà è che chi si mette a fare impresa, dovrebbe essere nominato Cavaliere del Lavoro di diritto. Fosse altro perché magari con i tuoi dubbi e la tua tenacia dai da mangiare alla tua famiglia e magari alla famiglia di qualche tuo collaboratore.

Per cui la verità è che la categoria dei commercianti di Monselice non è diversa da quelle altre città. E se esistono posti dove i commercianti prosperano meglio di altri luoghi, non è la qualità dei commercianti che fa la differenza ma le condizioni della città che non sono le stesse.

Per migliorare le condizioni di Monselice affinché anche, e soprattutto, il commercio prosperi bisogno ragionare per step, perché le cose non si risolvono con la bacchetta magica.

Tra le tante cose che andrebbero migliorate, a mio avviso, la priorità più urgente deve essere quella di aumentare l’accessibilità al centro e quini di aumentare il numero di persone che potenzialmente possono comprare nei nostri negozi.

Il grosso problema da risolvere è la desertificazione, favorendo l’accesso a chi sta vicino. Perché anch’io vorrei portare qui il turismo giapponese ma mi ci vuole tempo ed è più facile, entro qualche mese, far venire qui il cliente che abita a Tribano e che magari non viene perché a Monselice non si riesce a parcheggiare.

Quando la gente “gira” gli affari vanno benone. Ma la realtà è che non è possibile vendere a singhiozzo ed in ogni caso il solo mercato “interno” dei monselicensi rischia di essere un bacino sempre più scarno ed insufficiente a garantire la sopravvivenza per la maggior parte dei negozi di Monselice.

Allora si devono considerare almeno due fattori: il primo è il “blocco” derivante dal fatto che arrivare in centro è difficoltoso perché bisogna lasciare l’auto distante per andare a fare spese.

Il secondo è che i “clienti” da fuori non sono abbastanza rispetto a quello che dovrebbero essere e che in generale, i dati, ci dicono che nella bassa padovana (e a Monselice peggio ancora) i redditi pro capite sono relativamente poveri.

Purtroppo demografia e portafoglio ci condannano rispetto ad altre zone: siamo pochi e con pochi soldi. La bassa padovana e Monselice non sono il posto migliore al mondo dove aprire un negozio ad oggi.

Chi ha il negozio in centro, inoltre, sa benissimo che per sopravvivere non basta “fatturare” ma bisogna “marginare”. Un negozio in centro, considerando i costi, deve incamerare un guadagno maggiore per singola vendita rispetto a negozi “meno costosi” o con superfici più grandi, dove il volume porta il guadagno e non la singola vendita.

Infatti non è un caso che la maggior parte delle nuove aperture non arrivino a superare la soglia dei cinque anni di attività, ovvero il periodo in cui si beneficia di aliquote fiscali di favore. Finiti i bonus arriva la mazzata e ciao ciao business.

Se a Monselice i marchi in franchise che troviamo ad Este o in altri centri più “vivi” non ci sono, ci dobbiamo fare una domanda: perché? Questi marchi i numeri se li guardano bene. E se vanno altrove non è per simpatia ma perché i dati suggeriscono di investire altrove.

Monselice è il posto giusto dove fare commercio? O siamo solo “potenzialmente” un posto dove le cose potrebbero funzionare ma non funzionano realmente?

Inoltre, il futuro cosa ci riserva? Se consideriamo che la stessa Este sta accusando il colpo dal punto di vista del commercio, pur in una situazione di partenza migliore della nostra, allora una seria riflessione per evitare il peggio va certamente fatta.

Bacchette magiche non ce ne sono, ma già essere consapevoli del problema è un primo passo per risolverli.

Io credo che alcuni interventi di carattere urgente possono essere messi in atto fin da subito. Altri necessitano di un piano strategico più articolato e complessivo. Ma comunque nulla di irrealizzabile.

Tra gli interventi urgenti c’è sicuramente quello di rendere più facile l’accesso ai negozi del centro.

Avere pochi parcheggi, peraltro spesso occupati, è un elemento dissuasivo enorme. Una vecchia proposta dei commercianti era quella di ampliare i posti di Via Argine destro, rendendo la zona oggetto degli attuali lavori un’area di parcheggio.

Credo sia un’opzione di buon senso e che potrebbe rappresentare un buon incentivo, visto che stiamo parlando di una zona realmente a due passi dalla piazza.

Va inoltre studiato un piano globale per capire se esistono i margini per ricavare ulteriori posti nella zona di Piazza Ossicella o da qualche altra parte.

Altri interventi facilmente attuabili sono l’organizzazione di una maggiore serie di eventi considerato che quando c’è “traffico” di persone, il centro è vivo e gli affari vanno bene.

La terza cosa è lo spostamento del mercato del lunedì in Piazza Mazzini. L’attuale distribuzione dei banchi è una follia che non trova spiegazioni se non nell’ottusità di chi l’ha messa in pratica. Riportare il mercato, nel suo insieme e non un pezzo qua e un là, deve essere prioritario.

Poi ci sono gli interventi a lungo termine che mirano ad allargare il bacino di clienti, in primis attirare turisti da fuori città.

Lo scorso anno un milione e mezzo di turisti hanno fatto presenza nel bacino termale di Abano e Montegrotto. Se avessimo attirato solo l’1% di quei turisti avremmo avuto 15.000 visitatori in più. Invece facciamo una gran fatica a far fare a questi turisti 15 minuti di macchina o 10 di treno. Per il semplice fatto che non ci conoscono!

Un peccato mortale.

Non sto parlando di ricette “mirabolanti” o di chissà quale moltiplicazione di pani e di pesci. Sto parlando di piccoli numeri e di qualche moltiplicatore. Di denaro vero che transita ai confini della nostra città e passa oltre, senza lasciare nulla nelle nostre tasche che invece va intercettato.

Invertire il circolo vizioso dentro il quale questa città si sta avviluppando significa prosperare anziché morire.

Ravvivare e ripopolare il centro desertificato porterà maggiori entrate per i nostri commercianti. Se riusciremo in questo, altri imprenditori arriveranno ad arricchire l’offerta merceologica attirando ulteriori nuovi clienti che oggi non si sognerebbero di venire qui e che magari possono comprare nei negozi che già ci sono. E questo porterebbe nuovo denaro nelle nostre casse.

È una semplice logica che però, finora, non si è voluto attuare o si è applicata in modo sbagliato ed ottuso. Logiche peraltro ben note ai commercianti che a più riprese me ne hanno parlato e che oggi vorrei mettere in pratica.

Perché maggiore ricchezza in città si tradurrebbe in un reddito medio più alto, maggiore capacità di spesa anche da parte dei monselicensi e quindi maggiori consumi.

Finalmente il volano che stavamo attendendo.

Se tutto rimane fermo, tutto si blocca ed il declino sarà lento ed inesorabile. Se invertiamo la tendenza si può vivere meglio e stare bene tutti.

Queste sono le mie idee per Monselice, assieme a tante altre che trovi nel nostro programma di INIZIATIVA POPOLARE CIVICA GIANNI BARALDO a sostegno del Candidato Sindaco LUCA CALLEGARO.

Se sei d’accordo con me e ritieni che la soluzione sia a portata di mano e se vuoi che le metta in pratica per te nei prossimi cinque anni ho bisogno della tua preferenza. Del tuo voto alle prossime elezioni amministrative per il Comune di Monselice che si terranno l’8 ed il 9 giugno 2024.

In quell’occasione ti chiedo di mettere una croce sul simbolo di Iniziativa Popolare Civica Gianni Baraldo, quello con la colomba celeste su sfondo bianco, e di scrivi RIZZATO nello spazio riservato al candidato consigliere.

Ilie Rizzato
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