Esiste un divario molto ampio tra “alta padovana” e ciò che brutalmente viene chiamata “bassa padovana”.
I piagnoni di casa nostra lamenteranno che ciò è dovuto dalla “politica” regionale ma la realtà è che questo territorio raccoglie ciò che semina.
Ma facciamo un passo alla volta ed andiamo a vedere i numeri, che sono gli unici che non mentono mai.
Infatti l’argomento che vorrei trattare non è la politica in sé bensì qualcosa che interessi di più le nostre tasche: la ricchezza e lo sviluppo del nostro territorio e di Monselice prima di tutto.
Per farlo vorrei rapportare alcuni dati relativi ad un comune che, per caratteristiche, può definirsi non lontano dal nostro: Cittadella.
Prendendo i dati Istat del 2017 vediamo che Monselice ha circa 17.500 abitanti, con un numero di famiglie pari a 7.320.
L’età media dei monselicensi è di 46,3 anni mentre il reddito medio di un Monselicense dichiarante è pari ad euro 20.944 con circa 12.500 “dichiaranti” ai fini irpef.
Se andiamo a vedere Cittadella, nel 2017, i dati sono questi: gli abitanti sono 20.145, con 7.945 famiglia, un reddito medio di euro 23.914 per dichiarante con 13.951 dichiaranti. L’età media di un cittadellese è di 44 anni.
Tutti gli indicatori sono migliori rispetto a noi, cosa che sapevamo già visto che il gap tra alta e bassa padovana è ormai cronicizzato.
Saliamo sulla De Lorean di “Ritorno al futuro” ed andiamo indietro nel 2006.
Cittadella aveva circa 19.700 abitanti, 7.200 famiglie, un reddito medio di 19.771 euro e con 13.837 dichiaranti.
In pratica ciò che siamo noi adesso lo era Cittadella circa 12/13 anni fa. Una cittadina molto simile a noi da cui possiamo dire di avere un gap in termini di sviluppo di circa 10 anni.
Orbene, Cittadella non ha nulla di speciale rispetto a noi. Per arrivarci devi fare una statale costantemente intasata. Non ha autostrade, non ha particolari collegamenti né posizioni strategiche privilegiate.
Non ha nemmeno un turismo tale da incidere in maniera significativa. Eppure è più ricca di noi ed è cresciuta più o meno con gli stessi tassi di crescita, ma partendo da un livello più alto (Monselice nel 2006 aveva 17.513 abitanti con 6.797 famiglie e un reddito medio di euro 18.294… in pratica stessi abitanti di adesso ma più poveri al lordo dell’inflazione).
Eppure Monselice può contare almeno su una grande infrastruttura che Cittadella non ha: il collegamento autostradale. Infatti noi ci troviamo su una direttrice fondamentale che è l’asse Venezia-Padova-Bologna dove transita tutto il business tra centro Italia ed Europa centro orientale.
Senza voler ricondurre tutto ad un casello autostradale ma risulta in generale evidente che non siamo riusciti a capitalizzare in nessuna maniera questa opportunità, lasciando che altre aree, strutturalmente più difficili da raggiungere, ci surclassassero.
Ora che anche la Pedemontana darà un ulteriore vantaggio a tutta l’economia che prospera al di sotto della zona prealpina fino all’alta padovana e la marca trevigiana, come saremo in grado di rispondere all’ulteriore sfida che il nostro territorio è chiamato a sostenere in termini di sviluppo competitivo e creazione di lavoro e ricchezza?
In che settori ed in che modo Monselice vuole trovare il sistema per colmare il gap con altre zone del Veneto, consentendo ai propri giovani, in primis, l’opportunità di rimanere qui a vivere, dando un impulso anche dal punto di vista demografico, dato sul quale latitiamo?
Si perché ciò che interessa veramente è proprio questo: qual è la visione di medio e lungo periodo che vogliamo dare a Monselice? Come possiamo diventare “appetibili” in termini economici, attirando qui investitori che portino nuovi posti di lavoro?
Perché portare lavoro significa portare soldi che saranno poi rispesi nel territorio alimentando i consumi che fanno prosperare il commercio, la residenzialità che ravviva i centri storici ed i quartieri e la natalità che garantisce un ricambio generazionale alla città.
Fattori che interromperebbero quel circolo vizioso in cui ci siamo incanalati e che rischia di diventare il pantano da cui non siamo più in grado di scollarci.
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